LO STUDIO

Il COVID Mothers Study è stato uno studio a livello mondiale che mirava a rispondere alle seguenti domande sulle esperienze di maternità delle madri affette da COVID-19: C’è stata separazione dal bambino alla nascita? Le è stato permesso di avere un contatto pelle-a-pelle nella prima ora dopo il parto? Le è stato permesso di allattare direttamente al seno il suo bambino? Le è stato proposto il lavaggio del seno? Ha avuto difficoltà ad allattare? Il suo bambino è risultato positivo all’infezione da COVID-19? In tal caso, qual è stato il decorso della malattia del bambino? Lo studio mirava, inoltre, a comprendere gli effetti dell’allattamento sulla trasmissione virale e sulla gravità della malattia nei bambini più grandi.

METODI: Le madri potevano partecipare se loro stesse o il loro bambino/bambina avevano avuto un’infezione da COVID-19 sospetta o confermata prima del primo compleanno del bambino. Al fine di acquisire la piena conoscenza di come l'esperienza del peripartum di una madre l'abbia influenzata, le madri potevano compilare il questionario a partire dal compimento del primo mese di vita del neonato. Il questionario è stato disponibile esclusivamente online dal 4 maggio 2020 al 30 settembre 2020 in 10 lingue diverse. Alle madri è stato inoltre chiesto l’impatto psicologico della separazione dal bambino per stimare un ordine di grandezza dell’eventuale effetto dannoso di questa pratica molto diffusa nei primi mesi della pandemia.

Lo studio è stato approvato dall'Institutional Review Board (IRB) dell'Università di Harvard e di altri istituzioni partecipanti. Lo studio non era finanziato.

Leggi le informazioni relative al Gruppo di Ricerca.

Il questionario è stato realizzato sulla piattaforma Qualtrics concessa in licenza alla Harvard Medical School e richiedeva da 3 a 8 minuti per la compilazione. In base alle risposte date, non sono state proposte tutte le domande a tutte le madri. Lo studio era anonimo e alle intervistate non veniva chiesta alcuna informazione identificativa (neanche indirizzi IP o informazioni demografiche). Alle partecipanti veniva chiesto solo il Paese di residenza. Il questionario è stato reso disponibile in inglese, spagnolo, francese, portoghese, italiano, tedesco, cinese e giapponese, hindi e arabo peninsulare. Nei paesi dell'Unione Europea e del Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda è in vigore il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR, ossia legge sulla privacy), che richiedeva un iter di approvazione separato, perciò la raccolta dati in quei paesi è iniziata il 1 luglio.

RISULTATI: Il campione finale era composto da 357 madri provenienti da 31 paesi, 129 delle quali erano madri di neonati di età ≤30 giorni. La maggior parte delle rispondenti proveniva dagli Stati Uniti, dall’Europa o dall’America Latina. Il 7,4% dei neonati di età ≤3 giorni con madri che erano risultate positive al SARS-CoV-2 hanno avuto risultati postivi a loro volta. È stato riscontrato un rischio ridotto, non significativo, di ospedalizzazione fra i neonati che hanno praticato il rooming-in, che hanno allattato direttamente al seno o che hanno avuto un contatto pelle-a-pelle senza interruzioni (p>0,2 per ognuno). Per i neonati che non hanno allattato direttamente al seno, che non hanno avuto un contatto pelle-a-pelle o che non hanno fatto il rooming-in con il bambino vicino, è risultato meno probabile l’allattamento esclusivo nei primi 3 mesi, considerando i sintomi della madre (p<0,015 per ogni indicatore). Quasi il 60% delle madri che sono state separate dal proprio bambino ha riferito di sentirsi “molto angosciata”, e il 29% di quelle che hanno provato a riprendere l’allattamento una volta ricongiunte con i propri bambini non ha avuto un esito positivo. La presenza di sintomi materni era predittiva di trasmissione al neonato o di sintomi tra i bambini di tutte le età (aOR= 4,50, 95% IC: 1,52-13,26, p=0,006). I neonati le cui madri erano affette da COVID-19 al parto avevano una probabilità significativamente maggiore di nascere per via vaginale (p = 0,05) e di essere separati dalle loro madri alla nascita (p = 0,001), rispetto ai neonati le cui madri non erano affette da COVID- 19 al parto. Dato che il campione dello studio include pochi neonati non allattati, non è stato possibile calcolare l’effetto dell’allattamento rispetto all’alimentazione con formula sulla trasmissione virale o sull’ospedalizzazione nei bambini >30 giorni di età.

I risultati del nostro studio contribuiscono alle evidenze emergenti secondo cui il contatto pelle-a-pelle, il rooming-in con il neonato vicino e l’allattamento direttamente al seno potrebbero essere pratiche sicure per le madri affette da SARS-CoV-2. Inoltre, abbiamo concluso che l'interruzione di un'assistenza basata su standard di qualità e prove di efficacia è associata a un danno e potrebbe non essere necessaria.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista peer-reviewed Breastfeeding Medicine il giorno 10 febbraio 2021. I risultati preliminari sono stati presentati al convegno internazionale dell’Academy of Breastfeeding Medicine il 6 novembre 2020, durante il Seminario satellite dell’Associazione Italiana di Epidemiologia “La pandemia, la salute delle donne e il percorso nascita. Le risposte dall’epidemiologia” del 3 novembre 2020, e durante la riunione del 3 dicembre 2020 del World Health Organization COVID Infant Feeding-Research Interest Group (CIF-RIG).

Siamo grate e grati alle madri che hanno partecipato e a tutti i nostri partner internazionali.

Aggiornamento del 10 febbraio 2021

Maggiori informazioni sul sito web dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato Nazionale Italiano per l'UNICEF